L’acustica di una sala riunioni è diventata un problema diverso da quello di dieci anni fa. Prima bastava che le persone sedute attorno al tavolo si sentissero tra loro, e ci riuscivano quasi sempre, perché il cervello umano è straordinariamente bravo a filtrare il riverbero e a isolare la voce che gli interessa.
Con le videochiamate quella capacità non aiuta più. Il microfono non filtra nulla: raccoglie la voce, il riverbero, il ronzio della ventilazione e i passi in corridoio, e li invia tutti insieme a chi è collegato da remoto. Il risultato è la sala che sembra perfetta a chi ci sta dentro e insopportabile a chi partecipa da fuori.
Riverbero e isolamento sono due problemi distinti
È la confusione più frequente, e porta a comprare la soluzione sbagliata.
L’isolamento riguarda il suono che entra o esce dalla stanza: le voci che si sentono dal corridoio, la riunione riservata che filtra nell’open space. Si risolve intervenendo sugli elementi di separazione, cioè pareti, porte e controsoffitti.
Il riverbero riguarda invece il comportamento del suono dentro la stanza: quanto a lungo le riflessioni continuano a rimbalzare tra superfici dure prima di spegnersi. Si corregge aggiungendo materiali fonoassorbenti all’interno dell’ambiente.
Per le videochiamate il nemico principale è il secondo. Una sala perfettamente isolata dall’esterno ma con pareti in cartongesso, vetrata, tavolo lucido e pavimento duro restituisce un audio impastato, in cui le consonanti si perdono e chi ascolta da remoto fatica a seguire. La distinzione tra i due fenomeni e le soluzioni disponibili sono approfondite nella guida alle soluzioni fonoassorbenti per uffici.
Perché le sale riunioni moderne suonano male
C’è una ragione precisa, ed è di natura estetica. Le sale realizzate negli ultimi anni privilegiano vetro, superfici lisce, tavoli in laminato lucido e pavimenti duri. Sono tutte superfici che riflettono il suono quasi integralmente.
Le sale di un tempo, con moquette, tende pesanti e sedute imbottite, avevano prestazioni acustiche migliori senza che nessuno le avesse progettate. Oggi il materiale fonoassorbente va reintrodotto deliberatamente, perché nessun elemento dell’arredo contemporaneo lo fornisce spontaneamente.
Esiste anche un riferimento tecnico: la norma UNI 11532 si occupa delle caratteristiche acustiche interne degli ambienti confinati, compreso il settore uffici, e definisce i descrittori con cui valutare la qualità acustica di uno spazio in funzione della sua destinazione d’uso.
Dove mettere i materiali fonoassorbenti
La posizione conta quanto la quantità. Distribuire pannelli a caso produce risultati inferiori a un intervento mirato sulle superfici che generano le riflessioni più dannose.
- Il soffitto sopra il tavolo: è la superficie più estesa e la più efficace. Un trattamento su questa zona incide più di qualsiasi altro intervento singolo.
- La parete alle spalle dello schermo e quella opposta: sono le due superfici che si rimandano il suono con maggiore energia, generando l’eco più percepibile in cuffia.
- Le superfici vetrate: dove non è possibile intervenire direttamente, tende tecniche o elementi sospesi davanti al vetro riducono sensibilmente la riflessione.
Gli elementi disponibili vanno dai pannelli a parete alle strutture sospese, fino alle soluzioni che assolvono anche una funzione decorativa, come descritto nell’articolo sui quadri fonoassorbenti. Anche la scelta del pavimento contribuisce, perché una superficie tessile assorbe le riflessioni basse che nessun pannello a parete intercetta.
I rumori che il microfono sente e voi no
In una sala vuota il livello di fondo sembra trascurabile. In collegamento diventa un ronzio costante che affatica chi ascolta per un’ora.
Le fonti tipiche sono la ventilazione, i videoproiettori con ventole rumorose, gli alimentatori e i dispositivi lasciati accesi. Vanno individuate a sala vuota, in silenzio, prima di attribuire alla connessione una qualità audio che dipende dall’ambiente.
C’è poi il rumore che arriva da fuori. Le porte senza battuta adeguata sono il punto debole più comune, e i divisori che si fermano al controsoffitto lasciano passare il suono attraverso il plenum. Dove la separazione strutturale è insufficiente, le pareti divisorie acustiche offrono prestazioni superiori a quelle di molti tramezzi leggeri.
Il layout della sala incide sull’audio
Il tavolo determina la distanza tra chi parla e il microfono. Nelle sale allungate le persone alle estremità arrivano al dispositivo con un livello molto più basso, e in remoto si sentono male anche con un impianto valido.
Le proporzioni più compatte funzionano meglio, e dove il tavolo è lungo servono più microfoni distribuiti. Va inoltre previsto lo spazio per la telecamera e per lo schermo in una posizione che inquadri tutti i partecipanti senza controluce: una vetrata alle spalle dei presenti restituisce sagome scure. Il tema si intreccia con l’illuminazione, trattata nell’articolo su illuminazione e normativa, e con la dotazione tecnologica descritta in come rendere tecnologica la sala riunioni.
Servono più sale piccole che grandi
Con il lavoro ibrido è cambiata la distribuzione degli incontri: sono più frequenti, più brevi e coinvolgono meno persone, spesso con qualcuno collegato da remoto.
Le sale storiche da otto o dieci posti restano necessarie ma vengono usate poco, mentre mancano gli ambienti per due o tre persone. Riconvertire una sala grande in due piccole risolve un problema quotidiano e riduce l’uso improprio dell’open space per le call, che è la prima fonte di disturbo per chi lavora in concentrazione. Il tema è approfondito nell’articolo sull’ufficio ibrido, e le configurazioni disponibili sono nella sezione sale meeting.
Domande frequenti
Perché in videochiamata ci sentono male anche se la sala sembra silenziosa?
Perché il microfono raccoglie anche il riverbero e il rumore di fondo, che l’orecchio umano compensa automaticamente mentre il dispositivo trasmette tutto insieme alla voce.
Bastano i pannelli fonoassorbenti a risolvere?
Risolvono il riverbero interno, non l’isolamento verso l’esterno. Se il problema è il rumore che entra dal corridoio serve un intervento sugli elementi di separazione.
Dove vanno collocati i pannelli in una sala riunioni?
Sul soffitto sopra il tavolo come primo intervento, poi sulla parete dietro lo schermo e su quella opposta, che generano le riflessioni più fastidiose.
Le pareti in vetro peggiorano l’acustica?
Sì, perché riflettono quasi integralmente il suono. Si compensa con trattamenti sulle altre superfici o con elementi tessili davanti al vetro.
Verificare prima di acquistare
L’acustica di una sala riunioni si valuta sul posto, ascoltando l’ambiente e individuando le superfici responsabili delle riflessioni. Acquistare pannelli senza questa verifica porta spesso a spendere per un risultato parziale.
Se le vostre videochiamate hanno un audio che non convince, scrivici: il sopralluogo permette di capire dove intervenire e con quali elementi, all’interno del nostro servizio di progettazione.


